Cosa si festeggia il 17 Gennaio?
- almulinocristina
- 6 gen
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Festeggiare Sant’Antonio Abate, per tutti "quello del porcellino", significa riscoprire un rito che profuma di casa e di tradizioni antiche, di quelle che i nostri nonni ci raccontavano con un pizzico di nostalgia. Se oggi portiamo il cane o il gatto a farsi benedire sul sagrato della chiesa, un tempo questa festa era il "Capodanno dei contadini", il momento in cui si chiedeva protezione per le stalle e si ringraziava la terra.
Ma oltre alla devozione e al folklore, c’è un protagonista indiscusso che ci mette sempre d’accordo: il cibo. Tra polente che fumano, salsicce sulla brace, frittelle e dolci benedetti che sanno di anice e semplicità, il giorno di Sant’Antonio è un vero e proprio tour gastronomico nell'Italia più autentica.
Mettetevi comodi: stiamo per fare un viaggio tra piatti tipici che rendono questa festa... decisamente deliziosa!
LE FRITTELLE
"Sant’Antoni da la barba bianca famm truà quel che me manca". In Brianza il culto di Sant’Antonio Abate è diffuso e radicato. Protettore degli animali, invocato dalle ragazze in età da marito, valido aiuto nel caso di smarrimento di oggetti, il Santo è stato per secoli una presenza fondamentale nella fede di una cultura contadina, che alla devozione univa riti propiziatori arcaici, legati al volgere delle stagioni.
Nel freddo di gennaio, a Monza come nei paesi vicini, si friggono i tortelli: deliziose e fragranti frittelline dalla forma rotonda e dall’interno morbido, il cui semplicissimo impasto in alcune versioni si arricchisce di uvette o di una golosa farcia di crema pasticciera.
La seconda versione, quella emiliana, è una frittella salata con "l'anima", ossia ripiena di cubetti di salame.

CARNI SUINE
Il 17 di gennaio cade durante il periodo di maialatura che va dal 25 novembre al 14 febbraio, ma sacrilego a chi uccideva il maiale in questa sacra ricorrenza.
Nel nord Italia, a tavola in questo giorno era consuetudine, come nei giorni di festa, mangiare i tortelli di zucca e, dopo i tortelli si celebrava il santo con il trionfo di carni suine vale a dire ciccioli, cotechino, salame spesso per tradizione accompagnato da gnocco fritto o focaccia.
Il maiale è così fortemente celebrato ed il motivo è riconducibile all'epoca medievale; el Medioevo, i monaci erano soliti ricavare dal maiale le creme emollienti per curare i malati (in particolare, il grasso era l’antidoto più utilizzato per lenire l’herpes zoster, più noto come fuoco di Sant’Antonio). E proprio i monaci antoniani furono tra i primi a ripristinare l’allevamento di maiali, in barba al tabù che voleva l’animale simbolo del demonio.
E se la notte del 17 gennaio sentite degli strani sussurri provenire dalla stalla o dal divano dove dorme il vostro gatto... beh, fate attenzione. La tradizione vuole che in questa notte magica gli animali parlino. Ma occhio: sentirli non porta bene, quindi meglio lasciarli chiacchierare in pace e restarsene in cucina a godersi la festa!
E dalle vostre parti, invece, cosa si mette in tavola per festeggiare il 17 gennaio? C’è un dolce particolare che preparava sempre vostra nonna o un piatto della tradizione locale che non può mancare durante la benedizione degli animali?
Scrivetelo nei commenti! Siamo curiosi di scoprire nuove ricette e tradizioni legate a questa festa magica: chissà che non ci suggeriate il piatto perfetto per il nostro prossimo pranzo di Sant'Antonio!




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